Nel corredo della normalità d'ordinanza, è dato, irrinunciabile, il fatto che siamo cattolici - credenti e cattolici. In realtà quella è l'anomalia, la pazzia con cui ribaltiamo il teorema della nostra semplicità, ma a noi pare tutto molto ordinario, regolamentare. Si crede, e non sembra esserci altra possibilità. [...] le preghiere, il pregare. Il senso di colpa, sempre. Siamo dei disadattati, ma nessuno vuole accorgersene. Crediamo nel Dio dei Vangeli [...]. A. Baricco; Emmaus
Tornato a casa dalla messa del crepuscolo, Marco s'era scoperto nervoso.
Strano, pensava. Di solito le parole confortanti di Don Pietro consolavano e saziavano, e mollemente accompagnavano il finire della giornata, come il ritornello di una canzone ormai conosciuta a memoria - da sempre, ma mai stanca. Invece, appunto, quel giorno, rientrò a casa senza salutare nessuno, la porta dietro le spalle a sbattere. Non aveva dalla sua la giustificazione d'un vento impazzito, di quelli che a metà marzo scotennavano le paraboliche dei palazzoni benpensanti del quartiere dove era nato e dove, se lo era sempre ripromesso, sarebbe morto.
Purtroppo, Marco doveva fare i conti non solo con il suo umore, ma anche - a ben vedere - con le lamentele della madre, inorridita dal suo comportamento. Inorridita, perchè inspiegabile. Alla domanda che si conviene quando si sbattono le porte, rispose ovviamente - niente.
Solo niente.
Il depuratore, da lontano, gorgogliava come al solito.
Lasciati a prendere polvere, per quella sera, i pesi con cui si allenava tutti i giorni e lasciava scapparsi un futuro dagli altri su di lui prospettato, forse per il semplice gusto di farli incazzare, Marco pensava che sarebbe dovuto arrivare per forza qualcosa di terribile, da un momento all'altro.
... che sei nei cieli...
Non consolava, Dio, quel giorno. Era lontano come quella donna, che quel giorno - seduti al bar sotto casa - gli aveva messo una mano sulla spalla, gli aveva sorriso in quella maniera che non avrebbe mai più dimenticato, e gli aveva detto - ciao.
Portandosi appresso i campi di erica e la lanuggine dei pioppi, se n'era andata. Aveva sentenziato un saluto, cui di rimando non gli riuscì di rispondere. Aveva pensato - ricordo - che, almeno, sarebbe sempre rimasto in aria quel - ciao -. Ché l'unico modo per cercare di gestire il futuro è fare promesse.
Quel giorno, Marco, ovviamente ricevette quella telefonata, di cui ancora tutti parlano, di cui ancora ridono e digrignano i musi sdentati i vecchi del quartiere, a rimpinguare quella triste giovinezza che un regime e un lavoro nero, gli avevano portato via, senza essere considerata nemmeno lontanamente degna di nota.
Quant'era bella, raccontacelo, Gloria. Quel giorno che vestita d'avorio e seta si portava a braccetto il papà, lungo la navata centrale della chiesa dove vi eravate dati il primo bacio di nascosto ai chirichetti. Avevate tredici anni e un cassetto pieno di spartiti per il violino che sognavate di far tintinnare insieme, nell'alto dei cieli, alla messa di Natale. Si portava dentro quel segreto tanto vergognoso per gli altri quanto meraviglioso per lei; lo indossava - semplicemente - come il marsupio fuxia il giorno della gita a Calcata, ché le orchidee erano bianche e i fiori di loto letti per le rane.
Bella, di capelli arancioni, l'hai vista immolarsi sull'altare e su quel letto d'ospedale, dove Chicco venne al mondo sano e grassoccio, promettendoti quella tristezza mite ed eterna che è propria delle cose che si odiano e si amano al contempo, e non c'è modo - non ci sarà mai modo - di poter fare diversamente.
Vestito come un ometto, oggi, Chicco ti tiene testa a pallone, durante l'ora d'aria, all'oratorio. E tu hai trent'anni, il luogo comune d'un ufficio bianco e verde in periferia, il compito di vivere, e uno spartito consumato dal tempo, dentro al cassetto.
Tutto ciò che si fa per amore, è sempre al di là del bene e del male; F. Nietzsche